Su Università e Decreto Legge 112.

Chiamato in causa dal Signor Stefano Boero ("mi domando come il senatore Enrico Musso, professore del nostro Ateneo, possa approvare una legge simile"), ammetto che le disposizioni riguardanti l'università del decreto-legge 112 sulla finanza pubblica, mi trovano parzialmente in disaccordo.
Se da un lato il Governo ha di fronte a sé il difficilissimo compito di risanare il terzo o quarto debito pubblico del mondo, in massima parte frutto di una finanza pubblica allegramente criminale fin dagli anni Settanta e Ottanta, dall'altro ritengo che la scuola e l'università, pur se da riformare molto profondamente, siano i pilastri da cui ripartire per una ricostruzione del paese basata sul merito e la responsabilità, e che traguardi gli obiettivi di uno sviluppo economico basato sulla cultura, la conoscenza e l'innovazione (come recita l'agenda europea di Lisbona).
Va però anche osservato che:

  • a seguito di un'attività "interna" alla maggioranza, svoltasi in questi giorni, il maxiemendamento appena approvato migliora non poco le cose, contenendo il limite del turn over al 20% ad un triennio, e lasciando in piedi per una sola volta (anziché trasformarlo in regola) il differimento degli scatti stipendiali da biennali a triennali;
  • il precariato intollerabilmente diffuso ed aumentato in questi anni non è frutto di questo decreto, ma del completo blocco dei concorsi per il biennio appena trascorso, mentre la norma "anti-co.pro" inserita dal governo Prodi nell'ultima finanziaria ha costretto molti giovani a perdere anche la loro pur precaria posizione;
  • la possibilità, che non è comunque un obbligo, di trasformazione in fondazioni, lungi dal raprresentare la "privatizzazione degli atenei", farà confluire verso di essi significative di risorse private, aumentandone le possibilità di sviluppo negli anni a venire.   

Ciò detto, il provvedimento resta nel suo insieme negativo per le università, e l'impegno mio (e, credo, degli altri universitari presenti in parlamento) sarà quello di battersi per una riforma organica del settore basata su criteri di valutazione, meritocrazia e autonomia degli atenei, che premi con maggiori risorse gli atenei migliori, anziché penalizzarli tutti indiscriminatamente come avviene ora. Lunedì presenterò al Senato un Ordine del Giorno da approvare contestualmente al decreto, che impegni il governo a seguire queste linee guida nella sua azione futua. Spero vivamente che sia approvato.

Quanto al voto di conversione del decreto, il Governo, come è noto, ha posto la questione di fiducia. Non si vota dunque sul decreto in sé, ma sul fatto se si vuole che questo Governo rimanga in carica per risolvere i problemi del paese, approvando nel contempo questo decreto, oppure se si debba aprire una crisi di governo. E su questo dilemma, pur non condividendo in toto i contenuti del decreto, mi dispiace, ma non ho dubbi.