Emendamenti AS 3270 – Professioni non regolamentate

Scarica gli emendamenti all’Atto Senato n. 3270 –  Professioni non regolamentate

Di seguito:
Illustrazione degli emendamenti di Enrico Musso in Senato
Discussione in aula
Dichiarazione di voto finale di Enrico Musso

ILLUSTRAZIONE EMENDAMENTI

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
Signora Presidente, ho presentato due emendamenti sostanzialmente gemelli, dovuti al fatto che il passaggio in Commissione di questo provvedimento, che è arrivato dalla Camera con spunti interessanti nel senso dell’apertura alla concorrenza, rischia adesso di subire nuovamente una logica un po’ di sudditanza rispetto agli ordini professionali.

In particolare, è stato introdotto l’obbligo, per chi esercita le professioni delle professioni di cui parliamo in questo provvedimento, di inserire in ogni documento la dicitura «professione non organizzata in ordini o collegi», che dà una connotazione negativa, oggettivamente ghettizzante, in cui si vuole reintrodurre la distinzione tra le professioni vere, che sarebbero quelle degli ordini, e quelle di serie B o finte, che sarebbero quelle che non accedono a questa regolamentazione di serie A. Io credo che questo vada contro lo spirito e il senso del provvedimento al nostro esame, che volutamente cerca di dare una regolamentazione a tali nuove professioni, che spesso esprimono delle professionalità e dei tipi di lavoro nuovi che non esistevano quando sono stati creati gli ordini.

Ho pertanto proposto questi due emendamenti, l’1.306 e l’1.307, per definire in positivo quella caratteristica, facendo riferimento proprio al fatto che sono professioni disciplinate dalla legge di cui stiamo discutendo. Tale caratteristica avrebbe anche un maggiore e migliore contenuto di informazione e trasparenza, perché ormai chiunque è in grado di prendere gli estremi di una legge, metterli su Google e scoprirne il contenuto, mentre la dicitura «professioni non organizzate in ordini o collegi» è obiettivamente un po’ oscura e lascia capire vagamente che si tratta di una qualcosa di sospetto; il che, forse, è proprio l’intenzione dell’emendamento approvato in Commissione.

Ho presentato due emendamenti perché nel primo, l’1.306, coerentemente con quanto ho appena affermato, propongo di sostituire la suddetta dicitura con quella di professioni disciplinate in base alla legge di cui stiamo discutendo. Nel secondo emendamento, l’1.307, immaginando la necessità di qualche collega di volere comporre entrambi gli interessi in gioco, propongo semplicemente di aggiungere questo riferimento, senza togliere quello che ho appena finito di criticare.

 

DISCUSSIONE IN AULA

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.306.

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signora Presidente, il nostro Gruppo sull’emendamento 1.306 lascia liberi i colleghi di esprimere il proprio voto per il seguente motivo. Stabilire per questi professionisti che ogni volta devono indicare che non rientrano nelle professioni regolamentate vuol dire quasi segnarli con un marchio di negatività. Faccio un esempio perché ho sentito dire varie cose sulle professioni, francamente inconcepibili anche dal punto di vista delle relazioni e dell’educazione nei rapporti.

Quando parliamo di un consulente di marketing, ad esempio, che non fa riferimento a nessuna delle professioni regolamentate perché non esiste un ordine dei consulenti di marketing, ma che probabilmente è una persona con laurea e con master ottenuto in università internazionali o quando parliamo di figure per il supporto aziendale discutiamo di figure che stanno crescendo di numero nel nostro sistema economico e nelle nostre imprese.

Non stiamo certamente parlando di persone che vanno contro le professioni regolamentate o che si sovrappongono ad esse. A un consulente di marketing internazionale dobbiamo dire che deve scrivere sulla sua carta che è un consulente ma che non fa parte di nessuna professione regolamentata? (Applausi dal Gruppo PD). Devo dire che veramente questa direzione mette in difficoltà.

Lascerei in questo senso libertà di voto al nostro Gruppo sull’emendamento 1.306 del senatore Musso.

ICHINO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ICHINO (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all’emendamento 1.306, dal momento che la formulazione attuale mi sembra francamente vessatoria nei confronti di quegli stessi liberi professionisti che invece la legge vuole sostenere.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, vorrei aggiungere la mia firma all’emendamento 1.306 del senatore Musso, perché chiarisce il comma 3 dell’articolo 1, che era già frutto di una mediazione trovata in Commissione che prevedeva l’obbligo da parte del professionista non regolamentato di dichiarare di non appartenere ad ordini o collegi. Ciò può apparire come una discriminante nei confronti dei professionisti non regolamentati, che appaiono quasi di serie B rispetto a coloro che invece sono iscritti a ordini o collegi. L’emendamento del senatore Musso invece chiarisce tutto ciò e richiama espressamente tutto quanto viene disciplinato dagli estremi della legge.

Ritengo pertanto che l’emendamento 1.306 sia da sostenere e questa sarà la posizione del nostro Gruppo.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che a norma di Regolamento le dichiarazioni di voto devono essere svolte da un senatore per ciascun Gruppo, con l’eccezione delle dichiarazioni in dissenso.

Per aggiungere la propria firma, i colleghi possono segnalarlo alla Presidenza o semplicemente dichiarare di voler firmare l’emendamento, ma senza aggiungere ulteriori dichiarazioni.

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma e quella del senatore Perduca all’emendamento 1.306 del senatore Musso.

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, condividendo in pieno lo spirito dell’emendamento del senatore Musso, chiedo di aggiungere la mia firma.

GHIGO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHIGO (PdL). Signora Presidente, vorrei fare una riflessione chiarendo che il nostro Gruppo esprimerà voto contrario su questo emendamento. Ciò non tanto nel merito, perché mi rendo conto che su questo tema ci possono essere sensibilità diverse, quanto invece nel metodo. Ho svolto un lavoro in Commissione, insieme alla collega Fioroni, per tentare di raggiungere una mediazione. Ho assunto la responsabilità di respingere degli emendamenti di un collega autorevole qual è il senatore Sacconi, il quale però non ha ritenuto sufficiente quella mediazione. Ritengo che in questo caso specifico il PD, cambiando approccio nei confronti di un emendamento presentato in Commissione, abbia assunto un atteggiamento non consono al lavoro svolto in Commissione.

Pertanto, invito il mio Gruppo a votare contro l’emendamento 1.306.

BIANCO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCO (PD). Signora Presidente, desidero aggiungere la mia firma all’emendamento 1.306.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di tutte queste aggiunte di firme.

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, ringraziando i colleghi che hanno aggiunto la loro firma al mio emendamento, vorrei far presente al senatore Ghigo e al Gruppo del PdL che ho preso atto del compromesso raggiunto in Commissione. Il mio emendamento non intende allontanarsi da quella linea, ma semplicemente chiarire meglio l’aspetto definitorio, come è stato detto dai senatori Sangalli e Ichino, in modo non vessatorio, non ghettizzante, non penalizzante verso le professioni emergenti. Richiamare una legge che chiunque può andare a vedere su Internet è preferibile a una definizione generica qual è quella attualmente attuata.

BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signora Presidente, il mio Gruppo fino a questo momento ha votato in modo contrario a tutti gli emendamenti che si sono susseguiti. Questo perché – come ho già anticipato ieri – riteniamo il provvedimento nel suo complesso assolutamente inutile e anche un po’ pasticciato, di conseguenza non emendabile. Però, rispetto a questo particolare emendamento, ho colto l’onestà intellettuale del senatore Ghigo che, a nome del suo Gruppo, ha anticipato un voto contrario facendo riferimento ad una mediazione che si è raggiunta in Commissione e, dunque, ad una impossibilità di stravolgere il testo proprio perché frutto di una mediazione in quella sede.

Stiamo invece assistendo, nel corso della discussione in quest’Aula, ad una mediazione del genere di quella raggiunta sul disegno di legge in materia di diffamazione. Ho già avuto modo di ricordarne il parallelo ieri. In sostanza, sta emergendo dai lavori dell’Aula una mediazione non convincente da più punti di vista.

Signora Presidente, le rinnovo, per quando arriveremo al punto, la richiesta da parte del mio Gruppo di non procedere ad un accantonamento dell’articolo 1 in quanto – come ho già anticipato – esso titola: «Oggetto e definizioni» e, pertanto, è il nervo del provvedimento. Se – come risulta dalle anticipazioni contenute nei vari interventi svolti – l’articolo 1 dovesse essere stravolto, verrebbe stravolto l’intero provvedimento. Di conseguenza, non avrebbe senso né logico, né giuridico né politico accantonare questo articolo, ma lo chiarirò meglio in seguito.

Ma ritornando all’emendamento 1.306, pur ribadendo la contrarietà del mio Gruppo all’intero provvedimento, effettivamente esso, nella denegata e non creduta ipotesi che questo provvedimento arrivi alla fine ad un voto favorevole, potrebbe leggermente migliorarlo. Pertanto esprimiamo voto favorevole.

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Musso, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’emendamento 1.306, presentato dal senatore Musso e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi del senatore Perduca e della senatrice Poretti).

 

DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DI ENRICO MUSSO

MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio Gruppo voterà a favore del provvedimento al nostro esame in quanto segna un passo avanti importante rispetto ad un mondo di professioni, in gran parte nuove e complesse, ad alto contenuto intellettuale, che riguardano, è stato detto nel dibattito, circa 3 milioni di operatori.

In particolare, questo provvedimento finalmente ci fa compiere un passo avanti che per il nostro Paese è molto importante, dato che la nostra condizione è diversa da quella della maggior parte dei Paesi europei e dei Paesi più avanzati, rispetto a un impianto delle professioni intellettuali che è tuttora strettamente ordinistico. Quanto tale passo fosse necessario è in qualche modo emerso anche nei lavori dell’Aula di questa mattina e nei lavori della Commissione, dove si sono confrontate, anche su conflitti apparentemente secondari e su parole che però risultavano abbastanza decisive nella logica complessiva del provvedimento, una visione residuale, ancora legata all’impianto degli ordini professionali, e una visione innovativa che, se non è ancora improntata a particolari iniezioni di concorrenza, tuttavia si premura finalmente di superare questo impianto.

Esistono una quantità di professioni più o meno nuove (dai fotografi agli arteterapeuti, agli informatici, ai naturopati, e chi più ne ha, ne metta), i quali, evidentemente, hanno bisogno di affermarsi sia rispetto alle esigenze di un sistema produttivo e dei consumi che si è completamente evoluto rispetto a non molti anni fa, sia rispetto alla prospettiva e alla necessità di dare a tutti coloro che svolgono tali professioni un quadro di regole chiare che, anche se in parte già applicabili, come diceva la senatrice Bugnano, tuttavia è utile codificare e chiarire. Quanto ciò sia utile lo si è visto con la discussione di questa mattina.

Il modello che viene proposto da questo provvedimento – aspetto molto importante – è un modello di autoregolamentazione. È un modello che non si basa su riserve, su ordini o su albi, che hanno natura esclusiva, bensì sulla volontarietà e non esclusività di associazioni che poi possono dare luogo ad una serie di azioni nel campo della formazione permanente, dei codici di condotta professionale degli associati, delle sanzioni disciplinari e così via. Questo è un orientamento che ci vede fortemente favorevoli.

La discussione sugli emendamenti proposti in Aula ci ha reso ulteriormente favorevoli, mentre i lavori di Commissione avevano costretto, come ha correttamente riferito nella sua ottima relazione la relatrice, senatrice Fioroni, forse a qualche compromesso di troppo rispetto a quello che si vuole cercare di promuovere in capo a queste nuove professioni. Sono particolarmente lieto che un mio emendamento, inizialmente, non voglio dire osteggiato, anzi nel merito condiviso, ma che, per le logiche di cui si diceva prima, all’inizio sembrava avere poche possibilità di successo, sia stato approvato a larga maggioranza dall’Aula. È un emendamento che in realtà non ha una portata sostanziale, ma che, proprio come si diceva prima, introduce anche nella terminologia la piena e pari dignità di queste professioni rispetto a quelle ordinistiche.

Quindi, il fatto di non definire queste professioni per differenza e in senso negativo e ghettizzante rispetto a quelle ordinistiche, ma di farlo come professioni realmente disciplinate dalla norma che approviamo oggi va esattamente nella direzione opposta rispetto ad altre proposte, del tutto legittime, ma che non mi vedono d’accordo, che addirittura volevano togliere a queste professioni il termine stesso di “professione”, come se fosse tuttora potere degli ordini professionali stabilire cosa sia professione e cosa no. È proprio quello che non dovevamo fare e che per fortuna non abbiamo fatto.

Stiamo cercando, con questo provvedimento, forse, diceva la senatrice Bugnano, più norma manifesto che di portata sostanziale (tuttavia, talvolta, anche i simboli hanno il loro peso), di dare una risposta ad un numero sempre crescente di operatori che svolgono la loro attività, sempre più decisiva, non solo rispetto a se stessi, ma anche rispetto al panorama dei consumi, delle esigenze, della domanda di servizi che una società moderna esprime. A tutte queste professioni abbiamo dato oggi una prima risposta importante, sia perché fornisce un quadro regolatorio che prima era assente, parziale o frammentarie sia perché segue una logica non ordinistica, ma basata sulla sola autoregolamentazione e sulla volontarietà, quindi potenzialmente liberalizzante, ancorché si tratti di una nuova norma e quindi di una norma in più rispetto a quelle che c’erano fino a ieri.

Per tutti questi motivi, il mio Gruppo e io stesso, convintamente, esprimiamo il voto favorevole su questo provvedimento.